Memorie di Federico - IV parte

Nulla è disinteressato nella mia vita, e le ricerche scientifiche di Ibn-Idris non sono state compilate solo per diletto o per puro amore di speculazione intellettuale

Domenico Tangaro Capire la Puglia
Andria - venerdì 30 aprile 2021
Memorie di Federico - IV parte
Memorie di Federico - IV parte © Domenico Tangaro

Ero, e lo sono tutt’ora, sensibile alle istanze della scienza, come a quella della tecnica e dell’arte; una sensibilità che, in termini assai espliciti, Giovanni da Salisbury mi ha trasferito raccontandomi dell’esplorazione fatta sulle correnti dello stretto di Messina, i cui vortici, famosi presso gli antichi, avevano dato origine a personaggi resi celebri dalla poesia, dalla mitologia e dalla tradizione popolare.

Non fu un caso che, alla mia Corte, ospitai Ibn-Idris, un’ eccezionale scienziato e geografo, autore del trattato, Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo; una carta geografica dell’intero mondo incisa su un planisfero con le relative descrizioni.

E’ la più importante opera geografica che sino a quel momento era stata ideata, disegnata e descritta, costruita sulla base dei trattati di Tolomeo, Claudio e Orosio. La genialità dello scienziato/geografo si manifestò davanti ai miei occhi attraverso la originalissima rappresentazione grafica.

Si tratta di una carta di nuova concezione, seppur erede dello schema tolemaico dei sette climi, cui io faccio sovente riferimento a proposito dei luoghi, in cui, assegnando un valore in termini di qualità, dal primo al settimo, egli ha sintetizzato notizie, fornite da esperti appositamente chiamati da vari paesi, facendo in modo che le aree abitate della terra risultassero divise, oltrechè orizzontalmente da sette paralleli nei sette climi, verticalmente da dieci meridiani, in modo da formare settanta sezioni.

Le parti della terra sono descritte anche per quello che attiene la fauna e la flora, la coltivazione dei campi, le razze, le lingue, le religioni e i costumi. Una grande enciclopedia grafica della terra che, come si legge nelle descrizioni allegate: “ …è tonda come una sfera, l’acqua vi si aderisce e vi si posa per inerzia senza staccarsene… e se ne sta immobile nello spazio in virtù della grande velocità…”.

A seguito di questi studi, negli ambienti colti del Regno, inizio a circolare il principio della circolarità della terra, principio esposto già da Aristotele, secondo cui la terra è al centro di una serie di sfere concentriche che costituiscono l’universo.

Nel trattato di Ibn-Idris, portavoce di esigenze e mentalità del mondo mercantile islamico, che si fidava e confidava nell’esperienza, avvertii la chiara consapevolezza secondo cui solo attraverso “indagini e scandagli sulla verità dei fatti” e attraverso la diretta consultazione di “esperti che avessero conoscenze sicure in merito ad esperienze di viaggi” sarebbe stato possibile acquisire cognizioni scientifiche superiori a quelle già note.

Questa dimensione scientifica ha formato profondamente la mia cultura e quella della mia Corte, influenzati dall’idea che l’uomo è intimamente legato all’ambiente fisico in cui vive e non può prescindere, per acquisire una vera conoscenza, attraverso la comprensione dei fenomeni naturali che segnano e condizionano la vita e l’opera. Una conoscenza che apre la via del fare in armonia con i luoghi e i territori.

Nulla è disinteressato nella mia vita, e le ricerche scientifiche di Ibn-Idris non sono state compilate solo per diletto o per puro amore di speculazione intellettuale, ma fu il mio interesse per la geografia, sostenuto dal desiderio di organizzare il territorio sulla base di una solida conoscenza dell’ambiente, della tecnica, dell’arte, della cartografia e dei nuovi sistemi, per misurare il tempo e lo spazio.

La conoscenza geofisica, per me, era da leggere quale efficace e produttiva risposta del mio Regno verso una visione dell’universo in cui, la compenetrazione tra cielo e terra era strettissima e univa tutto.

 

Segue - Parte quinta.

 

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