La vaccinazione antifluenzale

Vivamente raccomandato alle persone con più di 60 anni, alle donne in gravidanza e post partum, ai ricoverati in lungodegenza, alle persone con malattie croniche come diabete, malattie cardiache e respiratorie

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 19 novembre 2021
Vaccino anti influenzale
Vaccino anti influenzale © Nc

Con la determina AIFA che autorizza i nuovi vaccini, il 25 ottobre nella nostra Regione è partita la campagna vaccinale contro l’influenza per la stagione 2021-2022. Sarà possibile vaccinarsi contemporaneamente contro il Covid,  e solo per la somministrazione  dei vaccini  «vivi attenuati» occorrerà attendere 14 giorni tra una somministrazione e l’altra. Si tratta dei vaccini per la febbre gialla, herpes zoster, morbillo-parotite-rosolia, rotavirus, tifo e varicella. Nel nostro Paese è possibile sottoporsi al vaccino antinfluenzale nel periodo autunnale, la campagna vaccinale in genere parte a metà ottobre e si conclude a fine dicembre. La Regione ha acquistato 1.600.000 dosi di vaccino in distribuzione già presso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ai quali ci si può già rivolgere per prenotare la somministrazione. La novità di quest’anno è che il vaccino potrà essere somministrato anche in farmacia.

La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata  alle persone con più di 60 anni, alle donne in gravidanza e post partum, ai ricoverati in lungodegenza, alle persone con malattie croniche come diabete, malattie cardiache e respiratorie o problemi al sistema immunitario, ad alcune categorie di lavoratori come personale sanitario e socio-sanitario, forze di polizia e vigili del fuoco, allevatori o chi lavora a contatto con animali, ai donatori di sangue, ai bambini non a rischio nella fascia di età 6 mesi - 6 anni, e costituisce uno dei capisaldi della prevenzione nei soggetti anziani, nei soggetti cardiopatici e nei diabetici. È comunque indicata per tutti i soggetti che desiderino evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni. Nonostante le indicazioni all’esecuzione della vaccinazione antinfluenzale nelle popolazioni a rischio si facciano sempre più stringenti, il numero di persone che si sottopongono alla vaccinazione è ancora largamente insufficiente.  A ostacolare la diffusione del vaccino è il timore di effetti indesiderati (in realtà quelli gravi sono rarissimi), la paura (infondata) di  di ammalare ugualmente nonostante la vaccinazione.  Per quanto riguarda quest’ultimo timore va detto che se da un lato l’efficacia del vaccino può essere influenzata da diversi fattori (età del soggetto, stato del suo sistema immunitario,  presenza di patologie croniche, tipo di virus circolante), più spesso il “fallimento” della vaccinazione è solo apparente. I sintomi influenzali possono essere infatti dovuti a uno dei circa 200 virus simil-influenzali circolanti e venire confusi con l’influenza.

Il coinvolgimento dell’apparato cardiovascolare è una costante di  molte infezioni che possono essere prevenute con la vaccinazione. L’influenza  una malattia tutt’altro che banale, può colpire in ogni fascia d’età e anche se  la maggior parte delle persone guarisce in pochi giorni, il virus non è da sottovalutare perché può innescare eventi cardio-cerebrovascolari. È infatti dimostrato da studi che la settimana successiva all’episodio influenzale, il rischio di avere un infarto acuto del miocardio aumenta di 10 volte e il rischio di avere un ictus cerebrale di 8 volte. Le persone che con maggiore probabilità incorrono in questi eventi sono gli anziani oltre i 65 anni di età e quelle che soffrono di patologie cardiovascolari croniche o che hanno condizioni di rischio pregresse come l’ipertensione, il diabete, l’obesità, e una storia familiare di infarto o ictus.  La ragione per cui esiste un collegamento fra infezioni respiratorie e malattie cardiovascolari è da ricondurre essenzialmente al fatto che in entrambe entrano in gioco fenomeni che possono innescare la formazione delle placca aterosclerotica. Una volta che questa si è formata ed è cresciuta, si può arrivare alla completa chiusura del vaso in cui si trova, con conseguente evento acuto (per esempio l’infarto quando a chiudersi è una delle coronarie). Si è anche visto come esista una correlazione abbastanza forte in termini temporali fra il verificarsi delle epidemie influenzali e i tassi di infarti e di mortalità cardiovascolare. Il rischio di avere un infarto dopo un’infezione respiratoria sembra aumentare (in relazione ai diversi studi condotti) da un minimo di 2,1, fino a un massimo di 4,95 volte.  Quindi, considerando la correlazione  fra infezioni respiratorie ed eventi coronarici è lecito supporre che la prevenzione dell’influenza possa avere un impatto favorevole anche sul rischio di eventi coronarici acuti.

L’indicazione a eseguire la vaccinazione nei pazienti con malattie cardiache è inserita da quasi un decennio nelle raccomandazioni delle società scientifiche cardiologiche statunitensi e da un paio d’anni  anche in quelle della Società Europea di Cardiologia. Infatti la vaccinazione antinfluenzale è invece associata a un minor rischio di eventi cardiovascolari e riduce dell’82% la probabilità la probabilità di ricovero in terapia intensiva. La vaccinazione contro i virus influenzali circolanti nella stagione autunnale-invernale 2021/2022 riduce al minimo il rischio di confonderla con l’infezione da Coronavirus. I sintomi da COVID, soprattutto nelle fasi iniziali, sono molto simili se non uguali a quelli dell’influenza.  Ricordo che i fattori fondamentali attraverso i quali riconosciamo il coronavirus, rispetto a una qualsiasi influenza, sono tre: la febbre, le difficoltà respiratorie, la tosse. A questi poi vanno aggiunti sintomi minori. In caso di dubbia sintomatologia, l'’unico sistema per distinguere influenza da Covid,  rimane quindi sempre il ricorso all’esecuzione  di tamponi per il Coronavirus. Uno studio osservazionale del Centro Cardiologico Monzino ha dimostrato che, nel periodo del lockdown, le regioni Italiane con un più alto tasso di copertura della vaccinazione antinfluenzale, nella popolazione degli ultra 65enni mostravano un minor numero di contagi, un minor numero di pazienti ricoverati con sintomi, così come un minor numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva e di decessi per COVID-19. Il tasso di mortalità per COVID-19 è maggiore nei pazienti con più comorbilità pregresse come il diabete mellito, l’insufficienza renale, l’ipertensione arteriosa o una storia di malattia coronarica, che quindi hanno in partenza meno capacità di attuare meccanismi di compenso.

In conclusione: la vaccinazione antiinfluenzale riduce le complicanze in corso di epidemia influenzale e migliora lo stato di salute della popolazione. Ai pazienti con malattie cardiovascolari si raccomanda ogni anno di effettuare il vaccino contro i virus influenzali e lo pneumococco ed è caldamente consigliato affiancare alla vaccinazione antinfluenzale la nuova vaccinazione anti-COVID. In questi soggetti   la somministrazione del vaccino contro il Covid-19 è fondamentale poiché,  da un lato  protegge dai rischi ai quali li sottoporrebbe il virus e  dall’altro, perché è il presupposto per garantire loro la possibilità di ottenere le cure necessarie per il cuore anche per tutto il periodo nel quale l’emergenza Covid continuerà a essere una realtà.

I pazienti con malattie cardiovascolari, in caso di contagio da COVID-19, rischiano di incorrere in complicanze maggiori rispetto a pazienti senza patologie pregresse. Si stima infatti che 1 paziente affetto da disturbi cardiovascolari su 5 vada incontro a conseguenze severe dopo aver contratto COVID-19. È inoltre da tenere presente  che, la vaccinazione anti-influenzale diventa efficace dopo 2/3 settimane dalla somministrazione e che il picco dell'influenza normalmente si ha intorno a gennaio. Il vaccino contro il Covid si potrà somministrare insieme a quello antinfluenzale. C’è il via libera da parte del ministero della Salute: una circolare firmata dal direttore della prevenzione Giovanni Rezza, attuale Direttore Generale della Prevenzione sanitaria presso il Ministero della Salute, ne autorizza l’utilizzo combinato. Secondo la circolare, tutti i vaccini previsti dal Piano nazionale di prevenzione possono accompagnare la somministrazione di quello contro il Covid. Non è necessario aspettare: l’inoculazione può avvenire prima, dopo o insieme. “Due gesti di prevenzione che adesso potranno anche avvenire in un unico momento, ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza. Fanno però eccezione i vaccini vivi attenuati, cioè quelli che basano le loro proprietà immunizzanti sul patogeno, che viene indebolito e usato come strumento per “allenare” il sistema immunitario a rispondere alla minaccia esterna. Per questi farmaci è necessario ritardare l’inoculazione di almeno 14 giorni rispetto a quella del vaccino anti Covid”.

“La salute è il nostro patrimonio, un nostro diritto”. (Edward Bach)

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