Emily in Paris: tra snob e diffidenza da una parte e stereotipi dall'altra

La serie, tra le più seguite su Netflix, ci insegna come sebbene si voglia difendere la propria lingua contro le influenze dell’inglese, alla fine ci si rassegna alla sua supremazia

Lorena Fusiello Sagittario ascendente British
Andria - lunedì 10 gennaio 2022
Emily in Paris
Emily in Paris © n.c.

In questi giorni di vacanze o di stop forzato per chi è in quarantena, il miglior alleato contro la noia è l’amico Netflix. 

Mi è subito balzata agli occhi una mini serie molto carina dal titolo semplice e invitante: ‘Emily in Paris’. Il titolo già anticipa la trama. Una ragazza americana, Emily Cooper, trascorre un anno a Parigi per lavoro. Il suo compito è quello di digitalizzare e rinnovare un’agenzia pubblicitaria francese con il suo savoir- faire tipicamente americano. Emily, infatti, con un tocco di click conquista le migliori aziende francesi e risolve problemi aziendali, ingarbugliati come una matassa. A quanto pare gli americani sul business e sugli affari di marketing sembrano essere molto più portati degli europei. 

Emily in Paris è una serie che ti farà sognare ad occhi aperti. Chi non vorrebbe vivere a Parigi per un anno proprio come la nostra protagonista? Emily veste abiti bellissimi, vive in uno dei quartieri più belli di Parigi e guarda caso si innamora del ragazzo della porta accanto che è uno strafigo che si trova solo sulle copertine dei giornali. Insomma ‘Emily in Paris’ è una fiaba moderna, ma molto lontana dalla realtà non solo per il vicino di casa, sfiderei chiunque a trovarne uno così sul pianerottolo la mattina prima di andare a lavoro. Tutto è così surreale che già dalle prime puntate comprenderete (se non l’avete ancora visto) che la magia di Parigi, la facilità con cui si stringono rapporti di amicizia o d’amore è più simile ad una fiaba Walt Disney che alla realtà. 

A proposito di paradossi quello che mi ha colpito maggiormente per deformazione professionale è il paradosso con la lingua: voi credereste mai ad un francese in Francia, che nel suo ufficio francese adotta la lingua del mondo anziché la propria? Ebbene sì. 

Sono stata diverse volte in Francia e in ogni mio viaggio ho riscontrato non pochi problemi linguistici. Parlucchio francese. Non è la mia lingua preferita e penso che il disamore sia reciproco. Mi sentivo Totò ogni volta che mi obbligavano a farlo. Dico obbligavano, e sapete perché? Perché Rifiutano l’inglese. Più di una volta mi è capitato di porre una domanda in inglese e di ricevere risposta in francese. Come spesso ho assistito a forme di “discriminazione linguistica” che mi hanno fatto letteralmente perdere le staffe. 

Ora mi rendo conto che con questa mia dichiarazione di guerra fredda, potrei alzare un polverone di opinioni discordi ma dopo tre volte in Francia, non potrei dire diversamente. Ad ognuno la propria esperienza. 

In ‘Emily in Paris’ i francesi cercano di mettere in difficoltà l’americana. Le parlano in francese, la riprendono con fare ironico sulla pronuncia puntualmente sbagliata, le danno un nomignolo sgradevole chiaramente in francese così che Emily non possa capire. Questi cliché Francesi non sono stati dicerto smentiti nella serie ma il bello arriva ora, paradosso dei paradossi è che tutti i protagonisti, parigini compresi, si arrendono e comunicano in inglese non solo con Emily ma anche tra loro. 

Insomma, pura fantasia! Talmente fuori dal normale che solo nella seconda stagione hanno finalmente lasciato i dialoghi in francese tra i personaggi francesi. 

La seconda stagione ha sicuramente migliorato il tiro verso l’obiettivo “realtà”. 

Emily frequenta anche un corso di francese di livello base al quale viene spesso rimandata. Beh, ora ci siamo. Ci avviciniamo a qualcosa di più verosimile.

Anche Emily da buona anglofona consapevole della sua forza comunicativa si impegna il minimo indispensabile nell’imparare una lingua che con molta probabilità non utilizzerà più, una volta tornata a Chicago. Il suo vantaggio è che il mondo che la circonda sa parlare la sua lingua. Insomma, il suo sforzo non vale la pena. 

Morale: sebbene si voglia difendere la propria lingua contro le influenze dell’inglese, alla fine ci si rassegna alla sua supremazia. Nel mondo del business, ma anche negli affari d’amore, vince il più forte. Nessuno può resistere al fascino di Emily e della sua lingua, neanche il più patriottico dei francesi.

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I commenti degli utenti
  • Carlotta D’Avanzo ha scritto il 10 gennaio 2022 alle 20:01 :

    Geniale. Si parla spesso di “la crise du français” proprio perché la Francia rifiuta l’utilizzo di parole provenienti da altri paesi; ed infatti l’Académie Française entra spesso in competizione con la lingua inglese, coniando termini propriamente francesi Rispondi a Carlotta D’Avanzo

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