L’educazione perduta: bambini come nuovi soldati sociali

Annoiati, apatici, anestetizzati dai vizi: in una gara alla novità, con un ritmo così elevato, si è perso per strada l’essere umano

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 13 maggio 2022
bambini in visita a casa Acc. S.M. Goretti
bambini in visita a casa Acc. S.M. Goretti © AndriaLive

Ovunque si decida di volgere lo sguardo si osserva un mondo che muta in modo perpetuo, senza fornire punti di riferimento e senza offrire un’occasione di fermarsi. Ne consegue una corsa estrema affannosa all’essere in tendenza col nuovo. E se il nuovo rimpiazza il vecchio vuol dire che questo deve essere sostituito, relegato a merce abbandonata.

In una gara alla novità, con un ritmo così elevato, si è perso per strada l’essere umano. Questo non vuol dire semplicemente opporsi a uno sfrenato consumismo, in una società che ci sta insegnando ad ottenere per il puro scopo del possesso, ma soprattutto ricordarsi delle emozioni. E quale momento migliore della vita se non quello dell’infanzia, il luogo dove un’emozione persa comporta una vista offuscata per il dopo.

Quante volte vediamo nelle famiglie e nelle scuole bambini che diventano automi a cui affidare un compito: se sono in casa e piangono gli si dà il cellulare, o a volte gli si compra un qualcosa che neanche sapeva di desiderare. Oppure gli si conferisce un’attività da svolgere in maniera passiva, con nessuna competenza da sviluppare se non quella di divenire un buon soldato con capo chino. Eppure, siamo nell’età dei “perché”, della meraviglia disincantata, delle scoperte innocenti e dei misteri irrisolti, dove l’ignoto non è una minaccia ma una possibilità di prendere il volo. Si tende invece ad assecondare un bisogno, specchio di un’apparenza sociale, piuttosto che rispondere ai loro dubbi, lasciarli liberi di esprimere ed esprimersi con un linguaggio tutto nuovo. Crescere non vuol dire solo capire come funziona la realtà, bensì comprendere come funziona l’io. È una costante ricerca della propria identità che viene a mancare nel momento in cui l’imposizione supera la creatività.

In questo errore di sistema moderno l’educazione ha un onere fondamentale per provare a invertire la rotta. La scuola rappresenta una falla importante, purtroppo spesso deve fare i conti con insegnanti demotivati che tendono a creare un modello da rispettare, uccidendo l’unicità del singolo. Le loro conoscenze vengono esposte in maniera passiva, priva di ogni stimolo culturale di cui l’alunno necessita per affascinarsi. Va anche ricordato quanto i nostri insegnanti siano tra i meno pagati in Europa, ciò alimenta un vero e proprio circolo vizioso poiché agli educatori mancano delle risorse sufficienti per svolgere quello che dovrebbe essere il loro unico compito autentico: tramandare il sapere e il piacere per esso.

Lo stesso accade nelle singole famiglie, che dovrebbero essere un regno di maturazione ed espressione e finiscono invece per divenire gabbie dove i piccoli “imparano” a reprimere e a chiudersi. È molto più semplice e rapido somministrare la cura del sì: dire sì a qualunque richiesta, accontentare ogni esigenza materiale, viziare al punto di far tacere ogni pianto e domanda. È questo uno dei momenti decisivi in cui perdiamo le basi per costruire esseri umani che sappiano stare al mondo, anziché essere in balia di esso. Ecco un esercito di piccoli militari spenti ma all’ultima moda, con in mano un dispositivo più grande di loro, che non ascoltano più racconti fiabeschi perché il genitore è troppo stanco per leggerglieli. L’immaginazione, il loro dono più grande, diventa imposta, e abbandona la sua libertà che li porterebbe ad essere irripetibili. Nemmeno la noia è vista come un’occasione di creazione, finendo per essere viziata anche lei di anime spente. Creiamo dunque un vuoto che riempiamo con pile di oggetti materiali senza spirito, progettati con l’unico fine di bonificare un limite inventato da pubblicità e dagli altri che li acquistano, convinti di essere stati buoni educatori.

È, insomma, un’omologazione al qualunquismo di cui potremmo fare tranquillamente a meno. Tanti filosofi, uno su tutti Galimberti, affrontano il tema dell’era del nichilismo giovanile che continuiamo ad alimentare. Tuttavia, è un quadro che vede tutti coinvolti: il lavoro costringe i genitori ad essere assenti, rendendo di fatto l’educazione una delega a terzi (nonni che diventano schiavi, professionisti estranei, sistemi alienanti). Per questo motivo occorre spesso fermarsi; non stare dietro al ritmo del mondo ma guidarlo dalla testa.

L’educazione è uno dei segreti principali per una società forte e longeva. Perché in una realtà fatta di cultura non c’è sentore di guerra, non c’è discriminazione, non vi è posto per conflitti di superficie. È un sistema dove regna l’empatia, antidoto di cui i bambini avrebbero bisogno per confrontarsi. Perché sono le loro idee a dare forma al loro presente e futuro, e invece in questo treno deragliato rischiamo di spegnere ogni luce di desiderio del sapere. Si può trarre insegnamento anche da un “no”, da una richiesta non soddisfatta, da un rimprovero dopo un errore. Si deve dare la possibilità ai piccoli di esserlo davvero, di dar modo e tempo di capire di non essere perfetti e che piuttosto la vera bellezza del crescere sta anche nell’imparare a chiedere “scusa” dopo uno sbaglio.

Da Aristofane a Michel de Montaigne, arrivando a Rabelais, la letteratura di ogni tempo ci offre un modello di fascino da tramandare e inculcare: perché “il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”.

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I commenti degli utenti
  • Michele Franco ha scritto il 18 maggio 2022 alle 12:08 :

    NELLE FAMIGLIE, MANCA IL DIALOGO, IL CONFRONTO, UN TEMA DA AFFRONTARE...I PRIMI ASSASSINI SONO I GENITORI, GLI STESSI CHE, A TAVOLA, SONO ALLE PRESE CON IL TELEFONINO...MANCA LA MAMMA IN CASA. LA MAMMA E' IL PUNTO DI RIFERIMENTO DELLA FAMIGLIA, INVECE NO, LAVORA...LA VITA NASCE IN FAMIGLIA. ( MARIA MONTESSORI ). UN SALUTO ALLA REDAZIONE DI ANDRIALIVE. GRAZIE. Rispondi a Michele Franco

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