I colori della solidarietà

Stiamo creando dei veri e propri colori della solidarietà. Più chiaro è il tono, più simile al nostro, più alta è la possibilità di aiutare chi ci corre incontro. Al contrario per chi è più scuro

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 27 maggio 2022
mani che accolgono
mani che accolgono © AndriaLive

Il 25 settembre verrà celebrata la 108ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, e a qualche mese da questo importante memoriale Papa Francesco ha voluto lanciare un forte messaggio di speranza e umanità: «La città futura è una città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Il Suo progetto prevede un’intensa opera di costruzione nella quale tutti dobbiamo sentirci coinvolti in prima persona. Si tratta di un meticoloso lavoro di conversione personale e di trasformazione della realtà, per corrispondere sempre di più al piano divino. I drammi della storia ci ricordano quanto sia ancora lontano il raggiungimento della nostra meta, la Nuova Gerusalemme, «dimora di Dio con gli uomini» (Ap 21,3).

Il Santo Padre ricorda un aspetto che negli ultimi avvicendamenti conflittuali sembra piuttosto trascurato. Rischiara il valore del “tutti”, usando un collettivo che non categorizza, non esclude e non sceglie. Tuttavia, ciò non accade in epoche di conflitti. Dalla ripresa della guerra in Ucraina gli aiuti sono stati e sono tutt’ora frequenti, un esempio di come l’umanità si congiunge con un unico compito di libertà e solidarietà. L’accoglienza è stata repentina, e questo non può che essere un segnale importante e che va in netto contrasto con le crudeltà di cui siamo spettatori da diverso tempo. Molte realtà ecclesiali hanno messo a disposizione le loro strutture per ospitare le famiglie dilaniate e fuggite dagli scontri, dando asilo e beni necessari, oltre a gesti di conforto e unione di cui non si deve mai essere sazi.

Eppure, in questo scenario così splendido di collaborazione, vi è il rovescio della medaglia, rappresentato dalla categorizzazione dei migranti che arrivano nella speranza di vedere una mano porsi nella loro direzione. Sul fronte ucraino ci si è mobilitati sin da subito, ma quando dei migranti cambiano l’origine, le storie, il colore della pelle, la provenienza geografica, i risultati sono differenti. Questa solidarietà così marcata viene a mancare, così come i rifugiati vengono privati del sostegno di cui avrebbero fortemente bisogno.

Il conflitto che stiamo vivendo è una delle tante realtà bagnate di sangue e ipocrisia da cui siamo circondati. Dai lager libici, ai campi di rieducazione in Cina, ai conflitti nel Medio Oriente, passando per i paesi devastati dal cambiamento climatico, sono tanti gli individui che cercano disperatamente fortuna altrove. Spesso però vengono ignorati, calpestati. Ci si volta dal lato opposto dimenticando ogni voce. Creare profughi di serie a e altri di serie b non è sinonimo di accoglienza ma fratello dell’ipocrisia.

Stiamo creando dei veri e propri colori della solidarietà. Più chiaro è il tono, più simile al nostro, più alta è la possibilità di aiutare chi ci corre incontro. Al contrario, più è scuro, lontano dalla nostra cultura e dalle nostre radici, meno volentieri alzeremo le vele della vicinanza.

«Nessuno dev’essere escluso – afferma Papa Francesco -. Il Suo progetto è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali. Tra questi ci sono molti migranti e rifugiati, sfollati e vittime della tratta. La costruzione del Regno di Dio è con loro, perché senza di loro non sarebbe il Regno che Dio vuole». Nelle milioni di persone costrette a lasciare la propria terra ci sono storie, lacrime, fatiche, silenzi assordanti, migliaia di chilometri verso l’ignoto. Non possiamo chiudere le porte a chi consideriamo diverso, perché nell’uguaglianza è l’amore verso il prossimo a regnare, e ogni differenza diventa linfa che rende grande un popolo.

Per questo motivo il titolo scelto quest’anno è “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”, usare questa giornata come occasione per mettere in luce una peculiarità del mondo occidentale che troppo spesso viene nascosta sotto il tappeto dell’innocenza. Nella visione profetica di Isaia lo “straniero” non rappresentava un pericolo ma una fonte perpetua di arricchimento. Ed è bene ricordarlo, perché una società che vede tutti i suoi componenti crescere si muove al loro stesso passo.

Ogni esclusione genera divisione, mentre ogni voce ascoltata crea un’armonia dove il gruppo si riscopre nelle sue molteplici sfaccettature umane. Solo in questo modo, come afferma Sua Santità, possiamo finalmente costruire un “noi” più grande.   

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I commenti degli utenti
  • Lucia Teresa Divenuto ha scritto il 27 maggio 2022 alle 11:16 :

    come sono giuste le sue affermazioni, non c'è una sola parola fuori posto! Rispondi a Lucia Teresa Divenuto

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