Crudeltà infinita: lo shark finning

L’irrazionale paura di essere sbranati ci impedisce di provare una vera irritazione per il declino degli squali

Matteo Lai One world – spazio ambiente
Andria - venerdì 10 giugno 2022
Crudeltà infinita: lo shark finning
Crudeltà infinita: lo shark finning © n.c.

L’irrazionale paura di essere sbranati ci impedisce di provare una vera irritazione per il declino degli squali, ma questa antiche creature sono vittime di un vero e proprio sterminio e, se questa tendenza non si invertirà, molte specie saranno condannate all’estinzione.

Le pinne degli squali vengono tagliate per scopi alimentari. Si tratta di una pratica illegale chiamata shark finning che sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

Tale tecnica di pesca è usata soprattutto nei paesi asiatici e implica un’enorme sofferenza per gli animali: allo squalo vengono recise le pinne appena pescato, quindi mentre è ancora vivo e cosciente e, visto che il resto della carne non ha alcun valore, il pesce viene gettato in mare agonizzante, destinato a una morte lenta e dolorosa.

Queste pinne ricercate sul mercato asiatico, vengono vendute alla ristorazione che le trasforma in zuppe dal teorico valore afrodisiaco. L’enorme pressione di pesca, che fino allo scorso decennio si era concentrato prevalentemente sulle coste delle regioni asiatiche, ultimamente ha cominciato a sconfinare anche in altri paesi, incoraggiata dalle rendite economiche.

Ogni anno vengono pescate circa un milione e 400 mila tonnellate di squali e solo il 12% di queste è catturato in modo sostenibile, pari a 200 mila tonnellate che equivalgono a 4.300 tonnellate di pinne essiccate, la parte usata per le zuppe. Oltre a queste, nei ristoranti ne arrivano altre migliaia di tonnellate, tutte dal mercato illegale.

La geografia della passione per la zuppa di pinne vede al primo posto la Cina seguita dall’India, Indonesia, Vietnam e Tailandia.

Purtroppo, questo è un problema culturale, perché risulta davvero difficile far capire a popolazioni povere, che vivono di pesca, che sterminare gli squali può causare un profondo depauperamento dell’ecosistema marino.

Partendo dal presupposto che ogni specie animale ha una sua importanza nei rispettivi ecosistemi bisogna evidenziare il diverso valore biologico che le varie specie hanno.

Gli squali, come gli altri grandi predatori, tigri, leoni, orche, aquile ecc, svolgono un ruolo fortemente attivo nei loro habitat quindi, portare all’estinzione una specie di squalo, creerebbe molti più danni alla catena alimentare marina, rispetto all’estinzione, assolutamente deplorevole, di altre specie di minor valore biologico.

L’alone di terrore che circonda questi animali, rende molto difficile adoperarsi per la loro salvaguardia, considerati esseri mortalmente pericolosi, e far comprendere l’importanza della loro presenza risulta un compito arduo.

L’unica strada percorribile è quella di mostrare la vera natura di questi animali e il loro non interesse alimentare per l’uomo e il loro comportamento in acqua anche di fronte alla loro vera unica minaccia: l’uomo.

In maniera generica, si può affermare che gli squali, occupando il vertice della catena alimentare, non hanno predatori naturali, tranne uno che minaccia quotidianamente la loro esistenza: l’uomo. Molte specie, infatti, subiscono una fortissima pressione di pesca sia per motivi commerciali e sia per proteggere le coste popolate da bagnanti e surfisti.

La paura per gli squali è molto antica, nata da quando l’uomo ha cominciato ad aver contatto con il mare e fortemente aggravata, a partire dagli anni 70, da una serie di film, senza senso, che ne ha fatto un mostro alla perenne ricerca di prede, preferibilmente, umane: la tv ha l’enorme potere di influenzare paradossalmente la gente.

A nessuno importa della terribile uccisione dei pericolosi squali, senza però riflettere che le conseguenze per l’ambiente sono davvero importanti.

Oggi il numero di esemplari stimati è in continua diminuzione anche perché questa specie riesce a sopportare con maggiori difficoltà la pressione di pesca per almeno tre motivi fondamentali. Primo: gli squali raggiungono la maturità sessuale dopo molti anni di vita per cui la pesca di esemplari giovani riduce la presenza di esemplari atti alla riproduzione.

Secondo: elevato tempo di gestazione che va dai 3 ai 5 mesi negli squali ovipari (uova), e dai 12 ai 18 mesi negli squali vivipari (embrioni). Questo determina che i tempi riproduttivi si allunghino, a discapito del rapporto nascite/anno.

Terzo: il basso numero di nati per ogni femmina all’anno. Mediamente una femmina di squalo depone dalle 5 alle 30 uova in una stagione, mentre i piccoli partoriti da un esemplare viviparo sono mediamente da 8 a 20. Come sempre, la natura ha compensato questo deficit riproduttivo con altre caratteristiche biologiche, come l’elevata età media di vita e la bassa mortalità neonatale, anche se non aveva previsto l’apporto negativo delle attività umane.

La natura non è mai banale o inutile e agli squali ha riservato un ruolo molto importante: in circa 430 milioni di anni, gli squali si sono evoluti in ciò che si può definire come equilibratori biologici con un ruolo dominante nelle catene alimentari. Questi esseri hanno il compito di mantenere l’equilibrio numerico tra le popolazioni marine e nutrendosi di animali malati, vecchi e acciaccati, di evitare il rischio di infezioni e di patologie. Per cui diminuire il numero di squali nelle acque di tutto il mondo produrrebbe un evidente squilibrio biologico ambientale con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini.

Oltre venti nazioni hanno posto divieti o restrizioni alla pesca degli squali, eppure continuano ad essere uccisi ad un ritmo superiore a quello cui crescono.

Se non si interverrà al più presto con leggi internazionali specifiche ed omogenee, ma soprattutto con un cambiamento culturale dei consumatori, questa specie sarà cancellata: circa il 60% delle specie note è a rischio di estinzione.

Ci sono deboli segnali incoraggianti sulla diminuzione del consumo di pinne di squalo, ma nonostante i progressi si è ancora molto lontani da una soluzione.

L’uomo può davvero essere sadico e compiere azioni per puro egoismo e insano divertimento. Compiamo gesti di cui non esiste alcuna utilità, viviamo in un paese che abbiamo quasi sterminato, dal clima impazzito, dove la natura è quasi sterile e dove gli animali, tutti gli animali, rischiano l’estinzione da un momento all’altro.

Ci sono tante cosa che ciascuno di noi può fare per impedire che atrocità come lo shark finning accadano nel mondo, pure se non avvengono vicino a noi, ma dall’altra parte del pianeta: questi esseri affascinanti hanno attraversato le ere geologiche, evitiamo che finiscano in un piatto di zuppa, solo perché fa tendenza.

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