Le conseguenze cardiovascolari del covid: nasce la "sindrome Pasc"

Sempre più spesso si sente parlare in questi mesi della persistenza di sintomi in soggetti guariti dal Covid-19: condizione clinica conosciuta col termine Long-Covid

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 15 luglio 2022
Long covid
Long covid © unsplash

La malattia Covid-19 causata dal virus Sars-CoV-2 si è manifestata, nel tempo, con diversi sintomi, tra i più comuni: tosse, affaticamento, dolore alle ossa, fiato corto, senso di oppressione al petto, febbre,  sensazione di naso chiuso, rinorrea, chiamata comunemente “naso che cola”,  frequenti starnuti, lacrimazione, mal di gola, difficoltà nella respirazione, sensazione di indolenzimento, mal di testa e talvolta un lieve aumento della temperatura corporea, disturbi gastrointestinali, perdita del gusto e dell’olfatto, annebbiamento mentale, eruzioni cutanee. Purtroppo alcuni pazienti, dopo essere guariti, continuano a mostrare sintomi e malesseri vari. 

La persistenza di uno o più di questi sintomi, è identificata come Long-COVID, una condizione, dal quadro clinico assai variabile, che si presenta in persone che sono guarite dal COVID-19 ma che manifestano conseguenze a lungo termine della malattia. La durata della persistenza dei sintomi non sembra essere collegata all’intensità degli stessi, durante la malattia può succedere infatti che soggetti che hanno avuto una forma lieve di Covid-19 sviluppino problemi a lungo termine. La letteratura scientifica attualmente preferisce effettuare una distinzione a proposito della sindrome che si presenta in seguito a malattia acuta: se i sintomi si presentano tra la quarta e la dodicesima settimana si parla di Covid-19 sintomatico subacuto, se i sintomi si presentano anche dopo la dodicesima settimana dalla malattia acuta, si parla di Covid-19 cronico o Sindrome post-Covid-19 o, più semplicemente, di Long Covid.

Nei soggetti colpiti dal Covid-19, inoltre, si è riscontrato un aumento del 20-25% di patologie cardiovascolari, come aritmie, infiammazioni di miocardio e pericardio, cardiopatia ischemica, ictus cerebrale, malattie a carattere trombo-embolico. In caso di coinvolgimento dell'apparato cardiovascolare, i cardiologi hanno deciso di utilizzare la definizione di sindrome PASC (Post-Acute Sequel of SARS-CoV-2 infection).  Si parla di PASC-CVD (associata a Malattie dell'Apparato Cardiovascolare) quando dopo i test diagnostici si individua una vera e propria patologia,  oppure di sindrome PASC-CVS (non associata a malattie dell'Apparato Cardiovascolare ovvero Sindrome Cardiovascolare) quando invece gli esami diagnostici standard non hanno identificato una malattia  specifica, ma sono presenti sintomi tipici come tachicardia, intolleranza all’esercizio, dolore toracico e mancanza di respiro. I soggetti con note comorbilità (termine utilizzato in ambito medico per indicare la presenza contemporanea di patologie diverse in uno stesso individuo) cardiovascolari presentano un maggior rischio di decorso sfavorevole e di complicanze gravi in caso di Covid-19.

La portata del problema è così importante che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle sue linee-guida per la Gestione del Covid, ha inserito uno specifico capitolo riguardante il monitoraggio nel tempo dei pazienti guariti dal Covid, suggerendo come tutti i pazienti guariti, a prescindere dalla severità della fase acuta della malattia, dovrebbero sottoporsi a controlli specifici. Per gestire questi pazienti nel modo più opportuno l’American College of Cardiology (ACC) ha pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, un documento di consenso che indica la strada da percorrere per affrontare il Long Covid. Il documento raccomanda un check up cardiopolmonare per determinare se siano necessarie ulteriori cure specialistiche e terapia medica per questi pazienti. L’approccio iniziale in caso di sintomi dovrebbe prevedere test di laboratorio di base, tra cui la troponina cardiaca, visita cardiologica, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, Holter cardiaco, imaging del torace e/o test di funzionalità polmonare. Ne sapremo di più da ulteriori studi di follow-up, ma l’importante è non trascurare segni e sintomi cardiovascolari che compaiano e/o perdurino dopo 4 o più settimane dalla guarigione da Covid-19: il virus ha effetti negativi su cuore e vasi ed è essenziale individuare subito un’eventuale ‘sofferenza’ cardiovascolare per poter intervenire al meglio. Dato l’alto tasso di  pazienti con problemi cardiaci dopo aver contratto il Covid, la Società Italiana di Cardiologia (SIC) ha invitato la popolazione a una maggiore attenzione alla salute del cuore e dei vasi sanguigni dopo l’infezione.

“Pur essendo ben definiti e accertati gli aspetti protettivi della vaccinazione sull’insorgenza e la gravità della malattia acuta, non sono al momento chiari i rapporti tra la vaccinazione anti-COVID e la insorgenza di PASC in soggetti che, pur vaccinati, si ammalino soprattutto per infezione da variante Omicron”.

Lascia il tuo commento
commenti
Altri articoli
Gli articoli più letti