Tratta e sfruttamento minorile: Save the Children, 1 vittima su 4 in Europa è minorenne

Se lasciate abbandonate, le vittime rischiano di non ritrovarsi più, e finiremo solo per creare degli invisibili che vagano senza un’identità, perché gliel’abbiamo tolta

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 05 agosto 2022
Tratta e sfruttamento minorile: Save the Children, 1 vittima su 4 in Europa è minorenne
Tratta e sfruttamento minorile: Save the Children, 1 vittima su 4 in Europa è minorenne © n.c.

Esistono alcuni fenomeni di cui si tende a parlar poco, e il solo fatto di tacere su certi avvenimenti ci da l’impressione che questi cessino di esistere. Invece, la narrazione dimenticata porta questi eventi a consumarsi nel silenzio dell’interesse pubblico. Ed è proprio ciò che accade con la tratta e lo sfruttamento minorile.

Nonostante si preferisca evitare di discuterne, è in realtà uno dei mercati illeciti più diffusi, al pari del traffico di droga e quello di armi. Un fenomeno che coinvolge soprattutto donne, tra ragazze e bambine, ma che riguarda anche sempre più bambini. Vi è una netta differenza tra i casi accertati (109 mila circa solo nel 2020) e le proporzioni reali di questo fenomeno. Sebbene diversi paesi, tra cui l’Italia, mettano in campo risorse per combattere una falla tragica del nostro mondo, è altrettanto vero che si tratta spesso di misure insufficienti, visto che numerosi episodi di sfruttamento continuano a verificarsi ogni giorno nell’ombra.

Come riportato da Save the Children, in Europa, dove si stima che il traffico di esseri umani produca in un anno 29,4 miliardi di euro di profitti, ben un quarto dei soli 14.000 casi identificati riguardano vittime minorenni, intrappolate in gran parte nello sfruttamento della prostituzione (64%). In Italia, i casi emersi e assisiti nel 2021 dal sistema anti-tratta erano 1.911 (con 706 nuove prese in carico nel corso dell’anno), in gran parte di sesso femminile (75,6%), mentre i minori rappresentavano il 3,3% del totale (61). Tra le vittime assistite, la forma di sfruttamento prevalente è quella sessuale, seguita dallo sfruttamento lavorativo.

Come detto, i numeri raccontano già tanto da soli, tuttavia sono altamente riduttivi rispetto alla situazione reale, e ciò non può far altro che allarmarci e chiamarci a prendere coscienza di un problema che c’è sempre stato e non è mai stato curato del tutto. Ridurlo a fenomeno di mercato è pura violenza dialettica, ma in tanti casi si preferisce tacere proprio perché porta giovamenti economici e di potere a chi ne usufruisce.

Questi sono solo alcuni dei dati messi in evidenza nella XII edizione del rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili”, diffuso da Save the Children, che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine e garantire loro un futuro. Un report importante presentato in occasione della Giornata Internazionale Contro la Tratta di Esseri Umani, avvenuta lo scorso 30 luglio. “L’esposto analizza le condizioni di bambine, bambini, adolescenti e giovani vittime o potenziali vittime di tratta e sfruttamento nel nostro Paese, anche alla luce dell’impatto della pandemia che le ha rese ancora più invisibili e irraggiungibili, perché più sfruttate sessualmente nel chiuso delle case e con l’ausilio della rete, e che le ha costrette spesso ad accettare di svolgere anche altre attività rischiose  fuori controllo e sottopagate, in alcuni casi sul limite o fuori dalla legalità”.

Il fenomeno ha inoltre conosciuto nuove facce, soprattutto dopo la digitalizzazione di massa della pandemia. Si parla proprio di e-trafficking, e i colpevoli lo mettono in pratica sfruttando i mezzi di connessione per adescare, adulare e sfruttare diverse vittime, rendendosi protagonisti di gravi episodi di violenza, come cyber-bullismo o pedopornografia. Vittime che spesso, oltre ad essere in età giovanile, appartengono a categorie economicamente e socialmente più vulnerabili, come soprattutto i minori stranieri non accompagnati, che diventano quindi facile preda di uno scellerato sistema di abuso.

I dati della mappatura italiana del Numero Verde Anti-Tratta italiano relativi al primo trimestre 2022 evidenziano una presenza significativa anche di donne dell’est Europa, provenienti soprattutto da Romania, Albania e Bulgaria che, secondo le segnalazioni raccolte, sarebbero quasi le uniche a non aver mai interrotto la loro presenza nella prostituzione su strada, anche se nel caso delle minorenni si è constatato il dirottamento da parte dei trafficanti verso lo sfruttamento in-door. “Molte di queste ragazze, spesso molto giovani, provengono da città e contesti socio culturali molto deprivati e spesso sperimentano sin da bambine estrema povertà, violenza e alcolismo; il loro reclutamento avviene soprattutto facendo leva sui loro sogni e sulla voglia di cambiare vita da parte di connazionali che si fingono spasimanti, i lover boy, che intercettano le ragazze potenziali vittime sia in presenza che on-line. Quando arrivano in Italia, vengono sfruttate nella prostituzione forzata in particolare nella costa adriatica o nei pressi delle grandi città”.

Prescindendo dalle opere di intervento, che svolgono un ruolo fondamentale per la risoluzione di questa enorme piaga spesso fatta passare in sordina, è il concetto di prevaricazione sulle debolezze che si ripete sempre, in una situazione spesso di totale abbandono. Chi è più debole diventa più debole quanto più grande è una crisi, e diventa preda di chi invece sfrutta la crisi per esibire la sua deplorevole superbia. Se lasciate abbandonate, le vittime rischiano di non ritrovarsi più, e finiremo solo per creare degli invisibili che vagano senza un’identità, perché gliel’abbiamo tolta.

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