L'intervista

Marcia, Fortunato dopo gli Europei: «Gara perfetta. Olimpiadi? Il sogno di una vita è realtà!»

«Sto vivendo la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova fase della mia carriera. Mi apro, ora, a nuove prospettive»

Altri Sport
Andria venerdì 21 maggio 2021
di Riccardo Alicino
Francesco Fortunato col tecnico Pisani
Francesco Fortunato col tecnico Pisani © n.c.

Fenomenale: l’aggettivo giusto per descrivere, in una sola parola, la prova di Francesco Fortunato nella Coppa Europa di domenica scorsa a Podebrady (Repubblica Ceca), è servito. Era -per eccellenza- l’appuntamento d'élite della stagione. Una tappa cruciale per la sua carriera. E non solo per la rilevanza continentale della kermesse, ma anche -o soprattutto- perché avrebbe permesso di riaccendere quel sogno quasi insperato chiamato Tokyo 2020 (+1).

Il marciatore andriese portacolori delle Fiamme Gialle, nella 20km, scende sotto l’ora e venti minuti. Col super crono di 1h19:43 è quinto, conquista la medaglia d’argento a squadre, timbra lo standard per le Olimpiadi (tempo limite 1h21:00) e diventa il sesto italiano di sempre sulla distanza, migliorando di oltre due minuti il PB di 1h22:01 fissato ai Mondiali di Londra nel 2017.

Francesco, quanta grinta in quella esultanza al traguardo: tanto senso di riscatto dopo l’inizio di stagione sottotono? «Quell’urlo finale è l’emblema di tutti i sacrifici degli ultimi anni, finalmente ripagati. Non nascondo che l’ultimo giro di gara me lo sono davvero goduto. Il sogno diventava realtà e lo stavo realizzando. Era da tanto che non mi sentivo ripagato dell’impegno. E’ stata una stagione complicata, è vero. L’infortunio, il Covid che mi ha colpito, la troppa assenza dall’agonismo. Da poco avevo anche cambiato vita, città e allenatore. 

Per la qualificazione alle Olimpiadi dovevi riuscire battere i tuoi avversari (in grande vantaggio), facendo meglio dei loro personali. E lo hai fatto, con una prestazione da incorniciare. Un’impresa. «E’ andato tutto per il verso giusto, una gara perfetta, la migliore della mia vita. Avevo una sola chance e non l’ho sbagliata. L’atletica, per fortuna, è “democratica”. Sono rimasti fuori atleti che avevano, di fatto, già in tasca la qualificazione a Tokyo, grazie a tempi rasserenanti raggiunti molto prima di me.

Hai sentito che questa tappa poteva rappresentare uno snodo determinante per il tuo percorso? «Ho partecipato a tutte le manifestazioni internazionali, ma le Olimpiadi sono qualcosa di unico, il culmine della propria carriera. D’ora in poi si alzerà sempre di più l’asticella». 

Però la paura di non qualificarti c’è stata. «Senza dubbio, perché la situazione era diventata complicata. Mentre gli altri collezionavano ottimi tempi, io rimanevo indietro. Paradossalmente, però, tutto ciò mi ha anche alleggerito la pressione. In fondo, non avevo nulla da perdere. Ero un po’ demoralizzato, è vero. Ma ho ripreso fiducia, ho iniziato a ingranare durante gli allenamenti e dato tutto me stesso in gara». 

Questa storia può aver insegnato che nulla nella vita è mai perduto? «Assolutamente. Non ho mai perso la speranza. Non mi sono abbattuto. La razionalità mi ha salvato. Voglio sintetizzare questa esperienza con una frase: “Don't dream of it, train for it” ("Non sognare, allenati per questo"). Ci ho messo tutto me stesso, grazie anche al mio nuovo allenatore, Riccardo Pisani, che mi ha salvato in un momento di difficoltà. Un tecnico dalle tante coincidenze devo dire: è mio zio, è un ex marciatore e ha fatto anche lui parte delle Fiamme Gialle». 

Sesto italiano di sempre sulla 20km di marcia. Lo sai di essere entrato nella storia? «Eh si. Il muro di un'ora e venti è molto simbolico per la marcia. Sin dall’inizio, noi marciatori abbiamo due grandi desideri: le Olimpiadi e un crono sotto l’ora e venti minuti. Anche se, c’è da dire che fino a qualche anno fa con questi tempi si portavano a casa medaglie olimpiche. Ultimamente il livello si è alzato tantissimo».

Il calore della città non si è fatto mancare. «Sono molto legato alla mia città. Sono orgoglioso di essere nato qui. Altrove, forse in una città più grande, non avrei avuto lo stesso spirito di appartenenza». 

E adesso? «E adesso ce ne andiamo a Tokyo! Sto vivendo la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova fase della mia carriera. Mi apro, ora, a nuove prospettive. Sportive, umane, mentali».

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I commenti degli utenti
  • Carbutti Vincenzo ha scritto il 21 maggio 2021 alle 09:35 :

    Bravo Francesco, e ancora tanti complimenti. In bocca al lupo x Tokyo Rispondi a Carbutti Vincenzo